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    Sindrome Di Meniere

    Sindrome di Ménière: sintomi, cause e rimedi

    Cos’è la Sindrome di Ménière?

    La Sindrome di Ménière è una malattia dell’orecchio interno che si manifesta con crisi vertiginose periodiche, acufene e sensazione di orecchio ovattato e diminuzione dell’udito nell’orecchio interessato che inizialmente è in genere fluttuante. Tipicamente la crisi vertiginosa  è preceduta dalla sensazione di ovattamento, da una modificazione o aumento dell’acufene e si manifesta con vertigine oggettiva (l’ambiente  ruota intorno al paziente), disequilibrio, nausea e vomito. Gli occhi durante la crisi si muovono involontariamente sul piano laterale (nistagmo). La durata della crisi è di alcune ore ma può essere molto variabile al pari della frequenza di manifestazione.
    In alcune persone l’instabilità persiste anche dopo l’attacco acuto.

    Come si diagnostica la Sindrome di Ménière?

    La diagnosi è clinica cioè è fatta dal medico sulla base della storia clinica raccolta con il malato (anamnesi) e dei dati ottenuti con l’esame audiometrico. Altri esami che spesso si richiedono al malato (impedenzometrico, potenziali evocati uditivi, risonanza magnetica cerebrale) servono ad escludere altre malattie. L’esame audiomerico nelle fasi iniziali della malattia mostra una diminuzione dell’udito spesso fluttuante, cioè che presenta variazioni nel tempo con soglia uditiva che dopo le prime crisi torna  a valori normali.

    Come si cura la Sindrome di Ménière?

    Bisogna distinguere un trattamento dell’attacco acuto da tutte le terapie e norme di igiene alimentare e di vita che sono utili per il controllo della malattia. Parleremo poi dei trattamenti medici e chirurgici che permettono di evitare il ripetersi delle crisi acute.
    Trattamento dell’attaco acuto: si basa sull’uso di farmaci che deprimono la funzione vestibolare come alcuni antistaminici che si somministrano per via intramuscolare o endovenosa; farmaci anti-emetici che sopprimono i sintomi dovuti all’attivazione del sistema neurovegetativo (nausea, vomito, malessere generale); farmaci ansiolitici che oltre che ridurre l’ansia associata alla crisi hanno anche un’azione antivertiginosa diretta.
    Esistono peraltro degli accorgimenti che permettono di ridurre l’intensità dei disturbi se si viene colti da una crisi e non si hanno a disposizione farmaci antivertiginosi. È consigliabile stendersi su una superfice piana e stabile sul fianco dell’orecchio sano e fissare un punto fermo. Evitare di bere per non stimolare il vomito.
    Trattamento generale della malattia:  si basa su una serie di norme di igiene soprattutto alimentare che consistono principalmente nel mantenere un buon equilibrio idrosalino dell’organismo. Sebbene i liquidi dell’orecchio interno abbiano un metabolismo separato da quello dei liquidi del resto dell’organismo con concentrazioni specifiche di sodio, potassio e altri elettroliti, sono comunque influenzati dallo stato di equilibrio idrosalino dell’organismo. Le norme principali da seguire per evitare questo squilibrio sono:

    • assumere alimenti e liquidi in modo regolare e ben distribuito nella giornata.
    • limitare in modo drastico il consumo di sale riducendo anche il consumo di alimenti ad alto contenuto salino (meno di un grammo al giorno).
    • consumare almeno tre porzioni di frutta e due di verdura al giorno.
    • limitare l’assunzione di caffeina (caffè, tè, cioccolato) che tra l’altro ha un effetto di scatenamento dell’emicrania.
    • limitare l’assunzione di alcol ad un bicchiere di vino ai pasti.
    • limitare/evitare gli alimenti che contengono monogluttamato di sodio (contenuto sopratutto nella cucina cinese).

    I trattamenti chirurgici sono indicati qualora la terapia dietetica e farmacologica non permetta un ottimo controllo della malattia cioè non si abbiano più crisi violente di vertigini. Essi possono essere di tipo funzionale oppure mirano alla distruzione più o meno completa delle cellule del sistema dell’equilibrio che inviano il segnale al sistema nervoso centrale. I principali sono:

    • Decompressione del sacco endolinfatico
    • Labirintectomia chimica con gentamicina
    • Labirintectomia chirurgica
    • Sezione (neurotomia) del nervo vestibolare

    La labirintectomia chimica con gentamicina rappresenta uno dei trattamenti attualmente più diffusi oltre che per i buoni risultati per la relativa semplicità di applicazione. Infatti può essere eseguito ambulatoriamente iniettando la gentamicina, che è un antibiotico tossico per il sistema otovestibolare, nell’orecchio medio dove viene assorbito a livello della membrana della finestra rotonda. Si sfrutta il fatto che essendo più tossico per le cellule vestibolari che per quelle acustiche può essere applicato in modo da essere tossico solo per le prime lasciando intatta la funzione uditiva. La gentamicina può essere applicata direttamente nell’orecchio con un ago che attraversa la membrana timpanica oppure si posiziona prima un tubicino di ventilazione nel timpano attraverso il quale si inietta il farmaco. La capacità e l’esperienza del medico sta nell’applicare il farmaco in modo da distruggere le cellule vestibolari lasciando intatte quelle uditive. Il trattamento è ambulatoriale ed i risultati nel controllo delle vertigini, in mani esperte, raggiungono il 90%.
    Infine, la protesizzazione del paziente Menierico può essere complessa a causa del recruitment (che genera fastidio per i rumori intensi) ma è sempre possibile.

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