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Che differenza c’è tra “mangiare” e “nutrirsi”?

Nutrizione

L’alimentazione è la base della vita umana e ognuno è il “riflesso” del proprio modello alimentare.

Al giorno d’oggi, i tempi di gestione della nostra vita sociale prendono il sopravvento sulle nostre esigenze biologiche, spesso tendiamo a considerare poco il senso del termine “mangiare” e ad ignorare del tutto quello del termine “nutrirsi”, due aspetti della vita che potrebbero sembrare la stessa cosa ma che, in realtà, esprimono concetti profondamente diversi.

“Mangiare” significa assumere cibo per placare lo stimolo della fame. Uno dei problemi dei nostri giorni, a livello nutrizionale, è proprio il fatto che tendiamo a mangiare non più semplicemente per soddisfare il senso della fame, ma spesso e volentieri lo facciamo per golosità nei momenti più vari della giornata, per passare il tempo, magari davanti a un film, durante lo studio, o ancora nei locali serali, trovando nell’atto di mangiare un’ottima scusa per creare l’occasione di socializzare. Mangiare è un atto edonistico, l’Uomo trae piacere dal cibo ma spesso ne abusa, cercando in esso sfoghi o consolazioni. E’ a questo punto che subentra l’importanza del termine “nutrirsi”.

Anche se oggi, nel nostro paese, praticamente tutti mangiano, sono relativamente pochi coloro che si “nutrono” in maniera corretta.

“Nutrirsi” significa fornire al nostro organismo le sostanze di cui ha bisogno, nelle giuste quantità e proporzioni, per funzionare in maniera corretta, in termini di macronutrienti (proteine, carboidrati e lipidi) e micronutrienti (vitamine, minerali ed altri elementi). Quindi, in altri termini, nutrirsi significa mangiare gli alimenti che, in base alle nostre condizioni fisiologiche, possono darci quei nutrienti di cui abbiamo bisogno per mantenere al meglio uno stato di benessere.

Nutrirsi vuol dire scegliere di mettere più benessere a tavola che significa anche avere a disposizione più energie, sentirsi più leggeri ma più forti, godere di un sonno di migliore qualità, di una digestione ottimale e di una motilità intestinale regolare.

Dalla mancanza o dagli eccessi dei nutrienti nella dieta scaturisce una condizione di malnutrizione, detta rispettivamente “per difetto” e “per eccesso” che potrebbe portare, con grande probabilità, all’insorgenza di seri disturbi o patologie, come l’ipertensione, patologie cardiovascolari, le dislipidemie (alti valori di grassi nel sangue), la steatosi epatica (fegato grasso) l’obesità e molte altre.

Oggi si assiste al paradosso per cui la popolazione mondiale, specie nei Paesi occidentali, è iperalimentata ma iponutrita:

  1. l’accessibilità e disponibilità di cibo è sempre maggiore,  basta farsi un giro nei supermercati;
  2. lo sfruttamento dei terreni e allevamenti intensivi, preparati chimici, congelazione, lavorazioni industriali e trasporti, impoveriscono le qualità organolettiche di quello che finisce nel piatto.

Ecco perché pur alimentandosi a dovere, non ci si nutre a sufficienza. È dunque di fondamentale importanza tornare a capire quello che mangiamo, privilegiare i cibi coltivati in prossimità, porsi il problema del consumo eccessivo di carni, privilegiare le coltivazioni biologiche e i prodotti di stagione. Anche quando per comodità o per scelta facciamo la spesa al supermercato.

La nutrizione presuppone quindi una concreta educazione alimentare, senza togliere comunque il piacere di mangiare, ed uno stile di vita possibilmente salutare nel quale trovi spazio anche l’attività fisica.

Ognuno di noi ha delle caratteristiche psico-fisiche individuali, legate allo stile di vita personale, alle proprie convinzioni e caratteristiche fisiche e all’ambiente circostante; è quindi essenziale e fondamentale adottare lo “stile alimentare” più adatto ai bisogni di ognuno.

La “dieta” ideale (dieta deriva dal greco “dìaita” e vuol dire “stile di vita”) deve essere personalizzata secondo le esigenze nutrizionali di ciascuno che variano da individuo a individuo.

Non esiste un’alimentazione “standard” adatta a tutti, ma va intrapresa un’educazione alimentare.

La visita nutrizionistica si rivolge quindi non solo a chi è in sovrappeso o ha problemi di obesità o viceversa, ma anche in relazione al trattamento di patologie quali la celiachia, il diabete, la gestione di allergie e intolleranze, disturbi del sonno, dislipidemie, patologie autoimmuni, gastriche e molte altre.

Fare prevenzione a tavola, seguire un regime alimentare corretto, non significa certo nutrirsi con pappette tristi e sciape: al contrario, si tratta di far entrare dapprima nel carrello della spesa, nella nostra dispensa e infine sulla nostra tavola sapori, colori e aromi che spesso nemmeno consideriamo, condizionati come siamo dalla routine e dalla frenesia della vita moderna, bombardati dalle pubblicità, assuefatti a gusti tutti simili, viziati da troppo sale, troppo zucchero, troppo burro: dolce e salato, gusti che creano una vera e propria dipendenza.

Mangiare bene vuol dire scegliere correttamente le tipologie di alimenti, in funzione del loro apporto calorico e della loro composizione, e mantenere un’alimentazione varia ed equilibrata. Questo è possibile se si consumano diverse tipologie di alimenti, come frutta e verdura, pasta, pane, riso, biscotti, patate, olio e grassi, latte, yogurt e formaggi ma anche carne, pesce, salumi, uova, legumi e dolci, in quantità e frequenza (giornaliera o settimanale) adeguata.

Mangiare bene serve, da un lato, a evitare un eccessivo aumento di peso, che può sfociare in casi di obesità, in continua crescita fra i bambini, dall’altro, a ridurre il rischio di alcune patologie, tra cui le malattie metaboliche, le malattie cardiovascolari e i tumori.

Duplice è quindi il ruolo: strettamente medico, correlato alle possibili malattie che possono essere causate da un’alimentazione sbagliata, ma anche estetico, perché una persona in buona forma fisica sta meglio con se stesso e con gli altri, si muove di più e più volentieri e ha una vita sociale e di relazione più appagante e serena.